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Il Gruppo dei Volontari di Protezione Civile
...se qualcuno ha voglia di dare una mano ... ti stanno aspettando

in questa pagina trovi: Protezione civile, l'utilità di un servizio che cresce, INFO,
Ecco quelli della Protezione Civile di Fombio! Chi è il volontariato di Protezione civile,
Che cos'è la Protezione Civile, L'Organizzazione della Protezione Civile in Lombardia,
L'Organizzazione della Protezione Civile nel mondo.

La Protezione Civile
per bambini
Per contattare il Gruppo dei volontari di Protezione civile, ti basta cliccare qui
protezionecivile.fombio@retegno.it
ASSEMBLEA STRAORDINARIA E NUOVO DIRETTIVO
PER IL GRUPPO COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE
I PERICOLI DOMESTICI


Protezione civile, l'utilità di un servizio che cresce
Il gruppo di PC locale attende nuove adesioni ma intanto ha già iniziato a lavorare per la comunità



. . . . . .
INFO

GRUPPO VOLONTARI
PROTEZIONE CIVILE
FOMBIO

SEDE:
SCUOLA MATERNA
RETEGNO

PER INFORMAZIONI
MARIO VISIGALLI
R.O.C.
Responsabile Operativo
Comunale

Il Gruppo della Protezione Civile rappresenta una risorsa fondamentale per la comunità fombiese.
Spesso lo si considera importante solo per situazioni di pericolo ambientale, che nel territorio lodigiano sono legate alle esondazioni dei fiumi. Fombio, fortunatamente, gode di un certo riparo da questo tipo di cataclisma, ma ciò non deve far pensare che un gruppo di PC in paese non sia utile: le attività che impegnano il nucleo locale sono molteplici e le occasioni nelle quali i volontari forniscono un determinante contributo sono sempre più frequenti. L'efficienza della sezione comunale nasce dall'impegno e dalla passione dei suoi componenti, che partecipano numerosi ai corsi di formazione e di aggiornamento, nonche alle esercitazioni che vengono periodicamente organizzate, anche a livello sovracomunale.
...esercitazione in corso Nei mesi scorsi si è tenuta una prova di efficienza, messa in campo per testare le capacità pratiche e di coordinazione fin qui apprese: le cinque prove affrontate, che partivano dall'insediamento del campo base, per continuare con la ricerca di un disperso, la formazione di un cordone sanitario attorno a un sito di materiale sospetto, l'asportazione di un grosso tronco che invadeva la sede stradale e lo sgombero di una cascina minacciata dalle acque del fiume, sono state superate brillantemente.
Non si tratta di esperienze dettate dalla voglia di sentirsi dei Rambo, ma che, indubbiamente, creano uno spirito di gruppo e di reciproco sostegno nei quali è bello ritrovarsi.
Gli stimoli del volontariato vengono perfettamente interpretati da chi dedica tempo libero ed energie da chi dedica tempo libero ed energie per garantire un servizio alla propria Comunità ed è proprio questa la spinta che ha consentito la nascita, dal nulla, di un gruppo tanto affiatato.
Come detto, i volontari non si occupano solamente delle funzioni tipicamente attribuite ai Gruppi di Protezione Civile, dunque la gestione dell'emergenza, ma garantiscono un importante servizio anche in occasione di manifestazioni e celebrazioni civili e religiose. Per citare solo l'ultimo caso, tutti hanno potuto apprezzare il lavoro di supporto alle Forze dell'Ordine prestato in occasione della recente Fiera di Codogno, quando, attraverso una precisa turnazione, gli uomini della PC hanno presidiato le vie del paese sottoposte all'invasione dei visitatori della Fiera. Il nucleo di Fombio si aspetta dunque un riconoscimento concreto che possa coincidere con una valorizzazione del lavoro svolto: perche ciò sia possibile occorre una continua crescita, basata sull'entusiasmo, su nuove adesioni e su critiche che assomiglino più ad idee nuove e migliorative che non ad attacchi che non portano a nulla.

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Ecco quelli della Protezione Civile di Fombio!
(nella foto c'é qualche assenza) ...quelli della protezione in servizio durante la corsa ciclistica del 20 marzo 2005

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Chi è il volontariato di Protezione civile
Il volontariato di Protezione civile, divenuto negli ultimi anni un fenomeno nazionale che ha assunto caratteri di partecipazione e di organizzazione particolarmente significativi, è fenomeno nato sotto la spinta delle grandi emergenze verificatesi in Italia a partire dall'alluvione di Firenze del 1966 fino ai terremoti del Friuli e dell'Irpinia. In occasione di questi eventi si verificò, per la prima volta nel dopo guerra, una grande mobilitazione spontanea di cittadini di ogni età e condizione, affluiti a migliaia da ogni parte del paese nelle zone disastrate per mettersi a disposizione e "dare una mano". Si scoprì in quelle occasioni che ciò che mancava non era la solidarietà della gente, bensì un sistema pubblico organizzato che sapesse impiegarla e valorizzarla. In tal senso, si mossero le accuse del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, il quale, proprio in occasione del terremoto dell'Irpinia, denunciò, rivolgendosi alla Nazione, l'irresponsabilità, l'inerzia, i ritardi di una Pubblica Amministrazione disorganizzata ed incapace di portare soccorsi con l'immediatezza che quella sciagura richiedeva.
Lo stesso Presidente rivolgeva un appello agli italiani, con queste parole:
"Voglio rivolgere anche a voi Italiane e Italiani un appello, senza retorica, che sorge dal mio cuore…., qui non c'entra la politica, qui c'entra la solidarietà umana, tutti gli Italiani e le Italiane devono sentirsi mobilitati per andare in aiuto di questi fratelli colpiti da questa sciagura".
Da allora è iniziata l'ascesa del volontariato di Protezione civile, espressione di una moderna coscienza collettiva del dovere di solidarietà, nella quale confluiscono spinte di natura religiosa e laica, unite dal comune senso dell'urgenza di soccorrere chi ha bisogno e di affermare, nella più ampia condivisione dei disagi e delle fatiche, il diritto di essere soccorso con la professionalità di cui ciascun volontario è portatore e con l'amore che tutti i volontari dimostrano scegliendo, spontaneamente e gratuitamente di correre in aiuto di chiunque abbia bisogno di loro. Negli ultimi dieci anni, una illuminata legislazione ha riconosciuto il valore del volontariato associato (legge quadro 266/91), come espressione di solidarietà, partecipazione e pluralismo, incoraggiandone e sostenendone sia la cultura che lo sviluppo organizzativo.
Quando nel 1992 fu istituito, con la legge 225/92, il Servizio Nazionale della Protezione civile, anche alle organizzazioni di volontariato è stato espressamente riconosciuto il ruolo di "struttura operativa nazionale", parte integrante del sistema pubblico, alla stregua delle altre componenti istituzionali, come il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, le Forze Armate, le Forze di Polizia, il Corpo forestale dello Stato, ecc. La crescita del volontariato di Protezione civile è in continua, salutare espansione su tutto il territorio nazionale.
La forte apertura innovativa del Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e l'attenzione sistematica a ridurre al minimo le "barriere" burocratiche tra volontariato e Stato centrale, fatta anche di quotidiane e coraggiose scelte amministrative, ha contribuito al nascere di una identità nazionale del volontariato di Protezione civile, che si è rivelata di fondamentale importanza nelle gravi emergenze degli ultimi anni, e che si tende ora a ricondurre e ricreare, anche a seguito delle riforme sul decentramento amministrativo (D. Lgv. 112/98), in seno alle autonomie locali (Regioni, Province e Comuni).
L'obiettivo condiviso con le Associazioni di volontariato di Protezione civile è di creare in ogni territorio un servizio di pronta risposta alle esigenze della Protezione civile, in grado di operare integrandosi, se del caso, con gli altri livelli di intervento previsti nell'organizzazione del sistema nazionale della Protezione civile (sussidiarietà verticale), valorizzando al massimo le forze della cittadinanza attiva ed organizzata presente in ogni comune d'Italia (sussidiarietà orizzontale), in piena integrazione con le forze istituzionali presenti sul territorio.
Le organizzazioni di volontariato che intendono collaborare nel sistema pubblico di Protezione civile, si iscrivono in appositi albi o registri, regionali e nazionali.
Al momento, nell'elenco nazionale del Dipartimento della Protezione civile sono iscritte circa duemila cinquecento organizzazioni (tra le quali i cosiddetti "gruppi comunali" sorti in alcune regioni italiane), per un totale di oltre un milione e trecentomila volontari disponibili. Di essi, circa sessantamila sono pronti ad intervenire nell'arco di pochi minuti sul proprio territorio, mentre circa trecentomila sono pronti ad intervenire nell'arco di qualche ora.
Si tratta di associazioni a carattere nazionale e di associazioni locali, queste ultime tra di loro coordinate sul territorio di comuni, province e regioni, in modo da formare, in caso di necessità, un'unica struttura di facile e rapida chiamata per gli interventi. Più è alto il livello organizzativo delle associazioni, più solide sono la loro efficacia e la loro autonomia.
All'interno delle organizzazioni di volontariato esistono tutte le professionalità della società moderna, insieme a tutti i mestieri; questo mix costituisce una risorsa, sia in termini numerici che qualitativi, fondamentale soprattutto nelle grandi emergenze, quando il successo degli interventi dipende dal contributo di molte diverse specializzazioni (dai medici agli ingegneri, dagli infermieri agli elettricisti, dai cuochi a i falegnami). Alcune organizzazioni hanno scelto la strada di una specifica alta specializzazione, quali i gruppi di cinofili e subacquei, i gruppi di radioamatori, gli speleologi, il volontariato per l'antincendio boschivo.
Sebbene l'opera del volontariato sia assolutamente gratuita, il legislatore ha provveduto a tutelare i volontari lavoratori: in caso di impiego nelle attività di Protezione civile essi non perdono la giornata, che viene rimborsata dallo Stato al datore di lavoro, pubblico e privato.
Il ruolo insostituibile assunto oggi dal volontariato di Protezione civile, nel suo ruolo di custode naturale di ciascun territorio e forza civile di tutela e protezione di ciascuna comunità, merita non solo un pieno riconoscimento, ma anche un crescente sostegno pubblico per le dotazioni di mezzi, di materiali, di attrezzature, di formazione, preparazione e aggiornamento, tanto necessarie per l'ottimale utilizzo delle energie che vengono offerte in aiuto della collettività.

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Che cos'è la Protezione Civile
"Un servizio di gestione dell'emergenza, organizzato in termini di leggi appropriate e procedure definite, capace di contrastare l'impatto sulla comunità di qualsiasi disastro, emergenza naturale o causata dall'uomo, attraverso l'addestramento, la correlazione, la cooperazione e l'applicazione coordinata di tutte le risorse umane e tecnologiche disponibili".

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L'Organizzazione della Protezione Civile in Regione Lombardia
La legge 225 del 1992 non assegna un ruolo molto significativo alle Regioni nella Protezione Civile. Anzi, lasciando loro di fatto solo la redazione del Programma di Previsione e Prevenzione, e - genericamente - la formazione e la diffusione della cultura di protezione civile, sembrerebbe logico che le Regioni non disponessero di una vera e propria struttura di protezione civile, ma si organizzassero perché le varie componenti, Difesa del Suolo, Ambiente, Territorio, trovassero le sinergie giuste per pianificare i loro interventi. Invece, tutte le Regioni si sono dotate di una struttura specifica di protezione civile, e hanno via via contrattato o preteso dallo Stato un ruolo "di concorso" all'emergenza maggiore di quello teoricamente previsto dalla legge.
Ora, con il trasferimento di molte competenze dallo Stato alle Regioni, si prende atto di una realtà operativa diffusa, e si attribuiscono alle Regioni, sia pure con una certa ambiguità, poteri più ampi anche per la Protezione Civile.
In ogni caso, le Regioni giocano un ruolo importante soprattutto nella fase della previsione-prevenzione, potendo agire sui loro organi tecnici, e controllando la gestione del territorio, soprattutto su tre fattori:
1. la prevenzione a lungo termine, agendo sui fattori urbanistici e territoriali, sviluppando politiche rigorose di protezione e conoscenza del territorio e dei suoi rischi, sviluppando la cultura di protezione civile e la formazione a tutti i livelli;
2. la prevenzione a breve-medio termine, progettando e realizzando opere di difesa del suolo, di monitoraggio dei rischi, e di ingegneria naturalistica, per mitigare il rischio in modo concreto, nonché sviluppando la pianificazione di emergenza degli Enti locali.
3. la prevenzione a brevissimo termine, utilizzando i più ampi e affidabili sistemi di monitoraggio dei rischi, sviluppando azioni di preannuncio e allertamento per eventi calamitosi attesi (da pochi giorni a poche ore prima dell'evento).

In teoria, solo dopo che le Regioni avessero dimostrato di saper gestire in modo efficiente e sinergico al loro interno le tre fasi della prevenzione, si sarebbe potuto pensare a gestire (o collaborare a gestire) l'emergenza, e poi la ricostruzione.
In realtà è avvenuto esattamente il contrario, e quindi le Regioni sono state chiamate nel tempo a gestire anzitutto la post-emergenza, cioè la ricostruzione, il rimborso dei danni, e poi la difesa del suolo, cioè le opere per rimettere in sesto il territorio, e impedire il ripetersi dei disastri.
Questa inversione di un ciclo logico ha determinato un notevole ritardo delle Regioni nell'appropriarsi della vera cultura di protezione civile, e una forte accentuazione della politica dell'emergenza, intesa come il rincorrere continuo degli avvenimenti, e quindi un "tappare i buchi" anziché sviluppare una politica di prevenzione delle calamità naturali e tecnologiche e di programmazione delle relative azioni di mitigazione del rischio.
Un nuovo ruolo per le Regioni, di regista della politica dell'emergenza, che includa una diversa visione dell'attitudine al rischio del territorio, e un più ampio e paritario raccordo con gli Enti locali, è ancora tutto da inventare e rappresenta la vera scommessa per il futuro.

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L'Organizzazione della Protezione Civile nel mondo
In Italia tutto il sistema è attualmente fondato sulla legge 225 del 1992, che per la prima volta inquadra il problema distribuendo compiti e responsabilità dallo Stato fino agli Enti locali, non definendo però con precisione che cosa sia la protezione civile, e chi la rappresenti (se non, a livello nazionale, il Dipartimento della Protezione civile).
La legge distribuisce le attività di protezione civile (previsione, prevenzione, soccorso, superamento dell'emergenza) a tutte le "componenti" del "servizio nazionale della protezione Civile": Stato, Regioni, Province, Comuni. Assegna tutto il potere in caso di emergenza al Prefetto, rappresentante dello Stato in ambito provinciale, e individua nel Sindaco la figura di riferimento per le emergenze a livello locale. Lascia poi a Regioni e Province un ruolo marginale, più spostato sul versante della prevenzione e della formazione. Ignora però quasi del tutto la pianificazione dell'emergenza e trascura alcuni aspetti non marginali sul significato del coordinamento.

Qualche aggiustamento è stato fatto recentemente con il Decreto legislativo 112 del 1998 (cosiddetto "Bassanini quater"), in cui si prevedono maggiori responsabilità per Regioni e Province, ma complessivamente il sistema appare sempre fortemente sbilanciato a favore dello Stato centrale.

In Francia la gestione delle emergenze, anche le più complesse, è appannaggio esclusivo dei Vigili del Fuoco, delle Prefetture, che ancora rappresentano localmente lo Stato nei Dipartimenti, in cui è divisa la Francia, mentre le Regioni, di recente istituzione, non hanno alcun potere in materia.

In Germania, stato federale, sono i Länder ad avere il completo controllo delle emergenze, e in generale il coordinamento delle forze è affidato alla Zivilschutz, corrispondente alla nostra Protezione Civile, che in alcuni casi lo ha decentrato a livello provinciale.

In Svizzera la Protezione Civile è affidata ai Cantoni, e comunque è sotto il controllo dei militari.

Negli Stati Uniti il sistema è molto più complesso e naturalmente risente della diversa organizzazione dello Stato, pur essendo anch'esso uno stato federale. Qui, infatti, esiste un'organizzazione nazionale, la Federal Emergency Management Agency (FEMA), che interviene solo per le grandi emergenze, di livello federale, e poi tante organizzazioni quanti sono gli Stati (le State Management Emergency Agencies). Alcuni Stati, come la California, sono invece organizzati con un ufficio ad hoc, alle dipendenze dirette del Governatore, che ha amplissimi poteri in caso di emergenza nello Stato (Governor's Office for Emergency). Alla base di tutto il sistema di protezione civile (che però più semplicemente gli americani definiscono "gestione dell'emergenza") sono un insieme di accordi, protocolli di intesa, convenzioni con Enti e Agenzie locali e statali, e non solo le leggi o i decreti, a cui gli americani credono poco: l'EMS (Emergency Management System) è quindi un sistema reticolare e paritetico di individuazione delle competenze e delle responsabilità, di articolazione chiara dei ruoli, e della preparedness, cioè della "preparazione" all'emergenza. Ovvero, esercitazioni, pianificazione d'emergenza, individuazione di scenari di rischio sempre più scientifici e dettagliati, e ancora revisione della pianificazione, esercitazioni, e così via, in una routine di preparazione che coinvolge ampi strati della popolazione e tutti gli organismi interessati.

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RISCHI DOMESTICI: Gli incidenti più frequenti
Secondo le statistiche gli incidenti domestici più frequenti sono causati dai seguenti fattori:
* incendio * gas
* scariche elettriche * avvelenamento
* materiali pericolosi * come proteggere i bambini

INCENDIO
Ogni anno in Italia più di mille persone muoiono in seguito a incendi domestici, quasi sempre a causa del fumo e dei vapori tossici da questi sviluppati. La maggior parte degli incendi sono dovuti al cattivo funzionamento degli impianti elettrici e alle sigarette dimenticate accese.

IL RISCHIO INCENDI: Come comportarsi in caso d'incendio

Nei boschi
Trovarsi nei pressi di un incendio boschivo è molto pericoloso: il fuoco, propagato da lapilli trasportati dal vento, può presentarsi inaspettatamente e bloccare le vie di fuga. Ecco alcune norme di comportamento:
- Raggiungere una zona priva di vegetazione
- Se circondati dalle fiamme, scavare una buca nel terreno dove rifugiarsi, meglio se coperti da panni bagnati
- Chiamare subito le Autorità, indicando località, materiale combustibile e ogni altra notizia utile

In casa
Se ci si trova all'interno di un'abitazione dove è appena scoppiato un incendio, è bene:
- Uscire immediatamente dall'edificio dopo, se possibile, averne chiuse porte e finestre, per impedire all'ossigeno di alimentare le fiamme
- Chiamare subito i Vigili del Fuoco componendo il 115
- Se intrappolati all'interno dell'edificio, chiudere la porta della stanza dove divampa l'incendio, sigillando con dei panni le fessure, per impedire al fumo di oltrepassare la porta
- Respirare attraverso un fazzoletto bagnato
- Sdraiarsi sul pavimento: i vapori caldi generati dall'incendio tendono a salire verso l'alto

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GAS
In Italia vengono impiegati per uso domestico due tipi di gas: il GPL, fornito in bombole e il metano. La combustione incompleta di questi due gas provoca esalazioni di ossido di carbonio, altamente tossiche e mortali; la fuoriuscita di essi è invece altamente pericolosa non solo per la loro tossicità, ma anche per la possibilità che esplodano allo scoccare di qualsiasi scintilla o all'accensione di una fiamma.
Al fine di evitare il pericolo derivante dal gas è consigliabile attenersi a precise regole di comportamento.

I RISCHI DERIVANTI DAL GAS: COME COMPORTARSI
* Far installare l'impianto da personale qualificato che rilasci il certificato di sicurezza, come previsto dalla Legge
* Far revisionare periodicamente l'impianto, in modo particolare i tubi di gomma che portano il gas ai fornelli, poiché tendono ad usurarsi rapidamente
* Accertarsi che la fiamma del fornello non sia mobile e poco colorata e che non annerisca il fondo delle pentole: ciò potrebbe dipendere da una combustione non completa producente ossido di carbonio
* Non sistemare mai caldaie e stufe a gas in cucina o in bagno: l'umidità potrebbe spegnere la fiamma
* Chiudere il rubinetto del gas prime di uscire di casa
Se invece si sospetta una fuga di gas, è bene:
* Non accendere né spegnere la luce
* Non azionare alcuna apparecchiature elettrica né il telefono
* Non staccare alcun elettrodomestico dalla presa
* Non fumare
* Aprire immediatamente le finestre
* Avvisare subito il 113

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SCARICHE ELETTRICHE
Gran parte degli incidenti domestici accadono a causa delle scariche elettriche prodotte dall'impianto o dagli elettrodomestici. Spesso è la sottovalutazione del rischio il fattore scatenante, ma l'elettricità è sempre pericolosa, soprattutto in presenza d'acqua che la conduce facilmente. Rappresenta un rischio soprattutto per bambini, persone anziane, cardiopatici e portatori di pace-maker.
A contatto con una fonte elettrica, il corpo umano viene attraversato da un grosso flusso di cariche elettriche. Subentra allora lo shock nervoso: le mani si contraggono afferrando saldamente la fonte di elettricità. La corrente, quindi, attraversa il cuore e blocca i muscoli polmonari che garantiscono la respirazione. In questo modo, l'ossigeno cessa di affluire al cervello e la morte può sopraggiungere in pochi minuti.
Al fine di evitare il pericolo derivate dalle scariche elettriche è consigliabile attenersi a precise regole di comportamento.

I RISCHI DERIVANTI DALLE SCARICHE ELETTRICHE: COME COMPORTARSI
* Far installare e revisionare l'impianto elettrico da tecnici esperti (ai sensi della legge 5 marzo 1990 n.46)
* Installare e utilizzare gli elettrodomestici seguendo le istruzioni allegate, soprattutto per quanto riguarda la messa a terra
* Non usare raccordi doppi o tripli per collegare più apparecchi alla stessa presa, soprattutto se questi sono ad alto voltaggio
* Usare gli appositi copriprese in presenza di bambini
* Staccare l'interruttore centrale dell'elettricità prima di svitare lampadine
* Non maneggiare apparecchiature elettriche durante e dopo la doccia o il bagno, soprattutto in presenza di pavimento bagnato o di vapore acqueo nell'aria
* Spegnere radio, scaldabagno o altri elettrodomestici durante il bagno o la doccia
* Spegnere la termocoperta prima di coricarsi
* In presenza di incidente, interrompere il flusso di corrente che sta attraversando l'infortunato staccando la spina dell'elettrodomestico o l'interruttore generale

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AVVELENAMENTO
Spesso all'interno dell'ambiente domestico si utilizzano sostanze che possono rivelarsi altamente tossiche se ingerite, inalate o poste a contatto con la pelle: cibi avariati o contaminati, detersivi, prodotti chimici (pesticidi, veleni in genere), medicinali. Si tratta di sostanze pericolose soprattutto per i bambini, che non ne conoscono la pericolosità.
In modo particolare, è bene controllare periodicamente che frigorifero e dispense non contengano cibi avariati o contaminati e tenere sotto chiave o in luoghi difficilmente raggiungibili dai bambini detersivi, pesticidi, veleni in genere e medicinali. E' bene inoltre controllare sovente la loro data di scadenza.
Ogni anno in Italia circa 20000 persone sono ricoverate al pronto soccorso per avvelenamento.
Come comportarsi in caso di avvelenamento?

COME COMPORTARSI IN CASO DI AVVELENAMENTO
* Tenere a portata di mano il numero telefonico del più vicino Centro Antiveleni
* Tenere sotto chiave o in scomparti alti dei mobili le sostanze tossiche, per evitare che i bambini possano accedervi
* In caso di avvelenamento, trasportare subito l'avvelenato al Pronto soccorso
* Non improvvisare rimedi casalinghi: il latte, considerato da tutti un buon antiveleno, in realtà è estremamente controindicato negli avvelenamenti da petrolio e derivati
* Provocare il vomito nell'avvelenato mettendo l'estremità di un cucchiaino o un dito in fondo alla gola
* Non provocare il vomito se l'avvelenato non è cosciente o se ha ingerito sostanze corrosive

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MATERIALI PERICOLOSI
L'ambiente domestico, soprattutto negli ultimi anni, grazie allo sviluppo economico del nostro paese, contiene sempre più materiali pericolosi e causa di incidenti in casa. In modo particolare, è bene porre attenzione a tutti quei materiali che, posti a contatto con le fiamme, si rivelano altamente infiammabili, o agli elettrodomestici che, se tenuti in funzione a lungo, possono dare luogo a cortocircuiti.
Al fine di evitare il pericolo derivate da materiali pericolosi presenti in casa è consigliabile attenersi a precise regole di comportamento.

I RISCHI DERIVANTI DA MATERIALI PERICOLOSI: COME COMPORTARSI
* Non attaccare più spine elettriche ad una sola presa di corrente
* Non lasciare in funzione gli elettrodomestici uscendo di casa
* Mettere sempre una grata protettiva davanti al caminetto
* Tenere lontano da fonti di calore materiali infiammabili come abiti, tende e tappeti sintetici

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COME PROTEGGERE I BAMBINI
Dentro casa, le insidie per i bambini sono numerose: ogni oggetto può rivelarsi potenzialmente pericoloso per essi.
In modo particolare, è opportuno:
* Fare attenzione che i giocattoli abbiano il marchio di sicurezza e che siano adatti all'età del bambino
* Forare le buste di plastica per impedire il soffocamento nel caso il bambino vi metta dentro la testa
* Non lasciare sgabelli e sedie in prossimità di davanzali
* Non lasciare incustoditi oggetti taglienti, accendini o fiammiferi
* Non lasciare incustodite pentole sul fuoco
* Fornire di copripresa le prese elettriche
* Riporre in luoghi sicuri medicinali, detersivi e sostanze pericolose in genere
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