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GRUPPO VOLONTARI PROTEZIONE CIVILE FOMBIO SEDE: SCUOLA MATERNA RETEGNO PER INFORMAZIONI MARIO VISIGALLI R.O.C. Responsabile Operativo Comunale |
Nei mesi scorsi si è tenuta una prova di efficienza, messa in campo per testare le capacità pratiche e di coordinazione fin qui apprese: le cinque prove affrontate, che partivano dall'insediamento del campo base, per continuare con la ricerca di un disperso, la formazione di un cordone sanitario attorno a un sito di materiale sospetto, l'asportazione di un grosso tronco che invadeva la sede stradale e lo sgombero di una cascina minacciata dalle acque del fiume, sono state superate brillantemente.
L'Organizzazione della Protezione Civile in Regione Lombardia
Ora, con il trasferimento di molte competenze dallo Stato alle Regioni, si prende atto di una realtà operativa diffusa, e si attribuiscono alle Regioni, sia pure con una certa ambiguità, poteri più ampi anche per la Protezione Civile.
In ogni caso, le Regioni giocano un ruolo importante soprattutto nella fase della previsione-prevenzione, potendo agire sui loro organi tecnici, e controllando la gestione del territorio, soprattutto su tre fattori:
1. la prevenzione a lungo termine, agendo sui fattori urbanistici e territoriali, sviluppando politiche rigorose di protezione e conoscenza del territorio e dei suoi rischi, sviluppando la cultura di protezione civile e la formazione a tutti i livelli;
2. la prevenzione a breve-medio termine, progettando e realizzando opere di difesa del suolo, di monitoraggio dei rischi, e di ingegneria naturalistica, per mitigare il rischio in modo concreto, nonché sviluppando la pianificazione di emergenza degli Enti locali.
3. la prevenzione a brevissimo termine, utilizzando i più ampi e affidabili sistemi di monitoraggio dei rischi, sviluppando azioni di preannuncio e allertamento per eventi calamitosi attesi (da pochi giorni a poche ore prima dell'evento).
In teoria, solo dopo che le Regioni avessero dimostrato di saper gestire in modo efficiente e sinergico al loro interno le tre fasi della prevenzione, si sarebbe potuto pensare a gestire (o collaborare a gestire) l'emergenza, e poi la ricostruzione.
In realtà è avvenuto esattamente il contrario, e quindi le Regioni sono state chiamate nel tempo a gestire anzitutto la post-emergenza, cioè la ricostruzione, il rimborso dei danni, e poi la difesa del suolo, cioè le opere per rimettere in sesto il territorio, e impedire il ripetersi dei disastri.
Questa inversione di un ciclo logico ha determinato un notevole ritardo delle Regioni nell'appropriarsi della vera cultura di protezione civile, e una forte accentuazione della politica dell'emergenza, intesa come il rincorrere continuo degli avvenimenti, e quindi un "tappare i buchi" anziché sviluppare una politica di prevenzione delle calamità naturali e tecnologiche e di programmazione delle relative azioni di mitigazione del rischio.
Un nuovo ruolo per le Regioni, di regista della politica dell'emergenza, che includa una diversa visione dell'attitudine al rischio del territorio, e un più ampio e paritario raccordo con gli Enti locali, è ancora tutto da inventare e rappresenta la vera scommessa per il futuro.
L'Organizzazione della Protezione Civile nel mondo
La legge distribuisce le attività di protezione civile (previsione, prevenzione, soccorso, superamento dell'emergenza) a tutte le "componenti" del "servizio nazionale della protezione Civile": Stato, Regioni, Province, Comuni. Assegna tutto il potere in caso di emergenza al Prefetto, rappresentante dello Stato in ambito provinciale, e individua nel Sindaco la figura di riferimento per le emergenze a livello locale. Lascia poi a Regioni e Province un ruolo marginale, più spostato sul versante della prevenzione e della formazione. Ignora però quasi del tutto la pianificazione dell'emergenza e trascura alcuni aspetti non marginali sul significato del coordinamento.
Qualche aggiustamento è stato fatto recentemente con il Decreto legislativo 112 del 1998 (cosiddetto "Bassanini quater"), in cui si prevedono maggiori responsabilità per Regioni e Province, ma complessivamente il sistema appare sempre fortemente sbilanciato a favore dello Stato centrale.
In Francia la gestione delle emergenze, anche le più complesse, è appannaggio esclusivo dei Vigili del Fuoco, delle Prefetture, che ancora rappresentano localmente lo Stato nei Dipartimenti, in cui è divisa la Francia, mentre le Regioni, di recente istituzione, non hanno alcun potere in materia.
In Germania, stato federale, sono i Länder ad avere il completo controllo delle emergenze, e in generale il coordinamento delle forze è affidato alla Zivilschutz, corrispondente alla nostra Protezione Civile, che in alcuni casi lo ha decentrato a livello provinciale.
In Svizzera la Protezione Civile è affidata ai Cantoni, e comunque è sotto il controllo dei militari.
Negli Stati Uniti il sistema è molto più complesso e naturalmente risente della diversa organizzazione dello Stato, pur essendo anch'esso uno stato federale. Qui, infatti, esiste un'organizzazione nazionale, la Federal Emergency Management Agency (FEMA), che interviene solo per le grandi emergenze, di livello federale, e poi tante organizzazioni quanti sono gli Stati (le State Management Emergency Agencies). Alcuni Stati, come la California, sono invece organizzati con un ufficio ad hoc, alle dipendenze dirette del Governatore, che ha amplissimi poteri in caso di emergenza nello Stato (Governor's Office for Emergency). Alla base di tutto il sistema di protezione civile (che però più semplicemente gli americani definiscono "gestione dell'emergenza") sono un insieme di accordi, protocolli di intesa, convenzioni con Enti e Agenzie locali e statali, e non solo le leggi o i decreti, a cui gli americani credono poco: l'EMS (Emergency Management System) è quindi un sistema reticolare e paritetico di individuazione delle competenze e delle responsabilità, di articolazione chiara dei ruoli, e della preparedness, cioè della "preparazione" all'emergenza. Ovvero, esercitazioni, pianificazione d'emergenza, individuazione di scenari di rischio sempre più scientifici e dettagliati, e ancora revisione della pianificazione, esercitazioni, e così via, in una routine di preparazione che coinvolge ampi strati della popolazione e tutti gli organismi interessati.
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