Tutti conosciamo uno dei cortili più caratteristici della vecchia Retegno che sotto la patina e nonostante i danni del tempo conserva una sua dignitosa austerità e meriterebbe un accurato restauro, invece della -ahimè- probabile demolizione: si tratta di quella che fu la proprietà Cornali, poi Delledonne, al centro del paese.
Sul lato destro, entrando dal portone a volta di Via Mazzini, si nota in un ampio riquadro evidenziato da una finta edicola, un dipinto murale in cattivo stato di conservazione ma, a ben guardare, tutt'altro che insignificante e trascurabile.
Intanto è, senza dubbio antico: ho raccolto la testimonianza diretta della sig.ra Francesca Belloni, vissuta per decenni proprio nella casa accanto al dipinto, e mi ha assicurato che, già allora, era antico, precisando che nei suoi ricordi d'infanzia rivede i genitori e i vicini del cortile intenti ad addobbarlo e ad accendervi candele nel giorno della Natività di Maria e per tutta la settimana fino alla domenica della Sagra del paese.

La preziosa testimonianza conferma sorprendentemente e definitivamente l'interpretazione del soggetto, non facile, date le condizioni di degrado.
Dunque, siamo davanti alla rappresentazione della Nascita di Maria; arte senza dubbio "minore" e "popolare", anche se l' anonimo pittore rivela una notevole abilità compositiva e figurativa.
In un interno domestico realistico ed affollato, spicca un grande letto a baldacchino; distesa vi giace S.Anna a capo sollevato.
Di lato, in piedi sta il patriarca Gioacchino: entrambi guardano con un misto di letizia e di stupore la Neonata in braccio ad una donna seduta e avvolta in ricche vesti come un'altra figura femminile, in piedi, che occupa il lato opposto della scena; al centro la nutrice si riconosce dalle maniche rimboccate; non mancano le fasce, posate su uno sgabello.
Nella parte superiore il colore prevalente è il verde, che suggerisce fecondità e speranza, mentre nei panneggi sottostanti, purtroppo rovinati, dominano il bianco e I' azzurro che alludono facilmente alla celestiale purezza di Colei che sarà madre di Dio e corredentrice del mondo.
Un efficace scorcio prospettico mostra una finestra: la luce inonda l'interno e nel contrasto dei chiaroscuri sembra sprigionarsi una forza divina da quella piccola creatura che spalanca le braccia e sulla quale convergono gli sguardi compiaciuti premurosi ed estatici dei presenti.
La scelta del soggetto e la cura della rappresentazione non sono, certo, casuali: il culto di Maria Bambina a Retegno, che ancor oggi coincide con la festa patronale (nel calendario liturgico la "Natività" ricorre, appunto, 1'8 settembre) affonda le sue radici nei tempi più lontani.
E' documentato nel 1700 dal Goldaniga, risulta nell'800 da un Decreto Vescovile che distingue la "titolare" della Chiesa (B. V. Lauretana) dalla "protettrice" del paese che è, ancora una volta Maria Bambina.
Il dipinto dunque, ci rimanda alle origini della nostra tradizione devozionale e contiene un ulteriore motivo di interesse quando si consideri che è stato eseguito in quella parte di Retegno che per secoli era stata piacentina e, come il Borgo, dipendeva dalla Parrocchia di Fombio, mentre il resto del paese era "lodigiano" e soggetto alla Parrocchia di Codogno.
La volontà e gli interessi dei potenti tracciano confini e impongono divisioni:
ma gli abitanti, "vicini", vivono insieme, comunicano per vivere, lottano e sperano, si incontrano e si scontrano, si distinguono e si rassomigliano, e tendono irresistibilmente all'unità: questo dipinto ci conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che i due nuclei dell'antica Retegno, da poco riunificati (1797 Repubblica Cisalpina), o forse ancora divisi sul piano politico-amministrativo e comunque appartenenti a due diverse realtà parrocchiali erano già uniti, di fatto e da sempre, nel nome di Maria Bambina, anche sul piano spirituale, anticipando così di moltissimi anni quella "unificazione di diritto" che avverrà solo nel 1919 con la costituzione della nuova Parrocchia d Retegno.
Quanta umanità, quanta religiosità popolare, quanta storia si nascondono in un angolo di casa nostra, in un' opera degradata e dimentica, soltanto dalla sua riscoperta e dalla rinnovata consapevolezza del suo significato e della sua importanza dipenderà la sua salvezza o l'irreparabile rovina.