In una sala gremita di gente il sacerdote ha parlato a braccio sulle mille problematiche dell'adolescenza
Don Mazzi, una sveglia ai genitori
Il celebre fondatore delle comunità Exodus a Retegno
C'era praticamente tutta Retegno ad ascoltare don Antonio Mazzi, il celebre prete fondatore delle comunità Exodus. Il salone parrocchiale era stracolmo. Presenti soprattutto i genitori, curiosi e interessati all'argomento affrontato dal sacerdote: quello del disagio giovanile. L'appuntamento è stato organizzato e introdotto da don Alberto Curioni, coordinatore operativo della pastorale parrocchiale. A fare gli onori di casa, il sindaco Davide Passerini e l'assessore alla cultura il dottor Sportelli. Ha presentato la figura di don Mazzi il direttore del "Cittadino" Ferruccio Pallavera.
Un pubblico veramente molto attento ha seguito l'esposizione di questo prete nato a Verona nel 1929 (nessuno darebbe mai a don Mazzi una simile età), ordinato sacerdote a Ferrara nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, fondata da San Giovanni Calabria a Verona nel 1907.
La "carriera" di don Mazzi è costellata di avvenimenti di tutto rispetto. Ricordiamo due date soltanto. La prima quella del 1979, quando diviene direttore dell'Opera don Calabria di Milano in via Pusiano, a ridosso del Parco Lambro, tragicamente famoso come il più grande mercato europeo dello spaccio. Risale a questi anni la presa di coscienza, da parte di don Mazzi, della gravità del fenomeno della tossicodipendenza, concretizzatasi con l'ideazione del Progetto Exodus. Lì ha inizio la lotta per la realizzazione concreta di percorsi alternativi al carcere per ex terroristi ed ex tossicodipendenti.La seconda data, il 1984, quando dopo aver pulito il Parco Lambro con le forze del territorio chiede di occupare la Cascina "Molino Torrette" che diventerà poi la sede madre dei Progetti Exodus. La significativa esperienza dei progetti consiste nel trasformare le terapie residenziali predominanti allora nel recupero dei tossicodipendenti in pedagogie itineranti (carovane). Oggi Exodus conta una trentina di centri dislocati su tutto il territorio nazionale e una ventina di cooperative.Don Mazzi a Retegno è stato travolgente. Si è rivolto soprattutto ai genitori, cercando di responsabilizzarli e ricordando ad essi che non è sufficiente mettere al mondo un figlio per sentirsi padre o madre. Il celebre fondatore di Exodus, in grado di "bucare" il video delle televisioni e, a un tempo, capace di ammaliare e stregare ascoltatori di tutte le età, ha dispensato consigli intinti in episodi di vita vissuta. Momenti toccati sulla propria pelle, a contatto con le migliaia di ragazzi di ogni età che ha avuto modo di incontrare, dentro e fuori le comunità di Exodus.Don Mazzi, fermandosi in particolare sull'età dell'adolescenza, ha descritto magistralmente i vari tipi di ragazzi nei quali si divide l'universo giovanile: dal bullo al cocco di mamma, da chi ha una doppia personalità a chi invece al bullo fa da scendiletto.
Il sacerdote ha dispensato consigli e strapazzate, è stato padre e aguzzino, non ha avuto peli sulla lingua nè remore a descrivere, talvolta con un linguaggio obbligatoriamente crudo, ciò che vivono ragazzini e ragazzine che stanno per trasformarsi in uomini e donne.
Di qui l'incitamento ai genitori affinchè non perdano di vista i propri figli in un'età che si sta rivelando sempre più critica, e che gli adulti tendono invece sempre più spesso a sottovalutare.L'improvviso suono delle campane che annunciavano l'imminenza della Messa che subito dopo don Antonio Mazzi ha poi celebrato nella parrocchiale di Retegno, ha visto il sacerdote redarguire improvvisamente chi avesse lasciato acceso un cellulare dal rumore così scampanellante. Scoppio di risate in sala, e applausi a non finire verso un prete che ha fatto della strada la sua dimora e della frontiera il suo posto di lavoro.
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