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Quando c'é stato Giuseppe Soffiantini

da "Il cittadino" del 26 aprile 2003
Retegno SOFFIANTINI CONQUISTA IL PUBBLICO DI FOMBIO
"CHIESI A DIO DI FARMI RIABBRACCIARE I MIEI"

RETEGNO. Semplice, immediato, sereno ed ammiccante: Giuseppe Soffiantini riunisce tutte le doti del grande comunicatore e la cosa non è passata inosservata presso la folta platea che "murava" la sala dell'oratorio di Retegno.
L'uomo, che con la sua drammatica esperienza di sequestrato aveva tenuto per 8 mesi l'Italia col fiato sospeso, aveva accettato volentieri l'invito di don Alberto Curioni, parroco della piccola comunità, affinche portasse nella bassa la sua testimonianza di vita; ma probabilmente non erano molti ad aspettarsi, dietro l'aria pacata del 67enne imprenditore tessile bresciano, una tale capacità di colpire i cuori.
Ci hanno provato un po' tutti a metterlo in difficoltà, cercando in lui risposte a grandi domande, ai fondamenti dell'esistenza. E Soffiantini, che pur aveva precisato da subito di «non essere andato oltre la licenza di terza mediai) e che si scherniva ogni volta sottolineando «di non essere all'altezza», riusciva sempre a piazzare la stoccata vincente.
In diverse situazioni la folla, circa 150 persone, si è lasciata andare ad ovazioni.
Emblematico il commiato: l'ultima domanda chiedeva al protagonista una riflessione quasi teologicà sulla difficoltà di incontrare Cristo finche la vita non ci riserva delle difficoltà. Soffiantini aveva accennato un moto d'imbarazzo. Poi la frase che conquista l'attenzione: «Vi racconterò un aneddoto. ..». In sala, silenzio assoluto: Soffiantini creava, senza premeditazione, una suspence notevole ricordando la preghiera a Dio di un ultimo abbraccio ai familiari prima di morire. «Solo questo ti chiedo -raccontava- poi prendi pure la mia vita». Tempo dopo, certo che i banditi lo stavano per uccidere, improvvisa arrivò la liberazione. «La corsa, l'ansia, il cuore da tenere sbtto controllo -dice- ma subito mi ricordo del voto fatto a Dio». Portata la platea al massimo del misticismo, Soffiantini liberava il suo bresciano: «Hey Signore, non facciamo scherzi, eh? Cose dette nel momento di necessità...». Il pubblico scoppiava in una risata, applaudiva ed in ogni modo apprezzava, anche perché durante la serata non c'era stata soltanto ilarità: il racconto toccava una vicenda drammatica, vissuta in prima persona ma che aveva coinvolto forse ancor più pesantemente i familiari, a casa e senza notizie. E la fede come vero sostegno di 237 giorni di una vita rubata.
Il perdono come unica medicina: «Non ho mai sognato un solo istànte di tutta la vicenda -ha confessato- e sono convinto che ciò sia possibile solo attraverso il perdono» Soffiantini è un uomo dal1a grande serenità: «Sono, padre, marito, nonno ed amo essere tutte queste cose. Sono anche credente, ora più di prima, ma non uno stinco di santo: il mio fraterno amico monsignor Franceschetti mi aveva definito uomo dalla fede "sonnacchiosa"». Paolo Migliorini
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